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COME QUANDO UN RESPIRO LUNGO...


COME QUANDO UN RESPIRO LUNGO RINFRESCA L’ARIA SULLA FACCIA A chi ci butta il sangue a prescindere dai riflettori. Nelle vertenze. Nelle lotte. In quello che si può toccare con mano, accanto a chi si può guardare negli occhi. E dunque? Ancora qua. Ci siamo passati dentro un’altra volta, senza volerlo. Chissà. Magari senza rendercene realmente conto più di tanto. Come in quei salti al buio che “vorrei ma non posso” a cui neppure dare un nome spesso riesce facile. Un po’ come per la pelle scavata sui lacrimali tra le baracche d’inverno a Bergen-Belsen. Un freddo bigio al di là del freddo che non è più passato. Neppure una vita dopo, ogni sera. Con le parole al buio. Per non dimenticarlo. Neppure così. Io e te. Stesi su una poltrona-letto in finta pelle di fronte al comodino. Le nostre favole in trincea. Non serve chiedersi quale sia il regime più duro o quello più tollerabile, perché in ciascuno di essi si scontrano comunque liberazioni e asservimenti. Che sia l’intelligenza di questo inchiostro o le viscere di un altro inferno. A Bancali. Dentro orizzonti geometrici, disposti a taglio, quasi impossibili da immaginare. E costretti spazi cubicolari in seminterrati senza finestre. Mentre l’eco del Rivotril, stilla a stilla, marca un silenzio tombale. Di un nulla senza fine. Che sia l’intelligenza di questo inchiostro nel ripetersi passivo di esigui sguardi verticali. Mentre fuori, a passo breve, fiaccano i giorni con le vele in rimessaggio. Casa è dove finalmente cessa ogni tentativo di fuga. Tema: flussi discontinui di geografia emotiva. Sottotitolo: paludi sempre fertili. La voce trema ancora un po’ mentre lo sguardo fugge continuamente. Che non è semplice tornarci. Nemmeno adesso. Lo accendo? Vai. Zuwarah. Onde di terra e mari polverosi. Chissà se questa vecchia cassapanca in noce ne reggerebbe gli urti. L’impotente sciabordare. Di certo ripercorrerlo non è un atto di fede. Né tantomeno di coraggio. Ma ci restituisce quel senso indefinito, pesantissimo, di colpa e colpe. Vile a tratti. Una buona ancora di salvezza già adagiata sul fondale. Mi hai raccolto da terra confuso. Ossa rotte. Un buon colpo di vita. Per ribadire come tutto questo sia da sempre (e continui ad essere) una meravigliosa scusa appassionata, la nostra. Per costruire anche in questo modo (o almeno per provarci) un percorso d’intenzione, politico e personale. Un percorso che attraverso un immaginario comune ed un rilancio progettuale sul quotidiano possa poi tendere ad un nuovo orizzonte sociale. Ad un presente radicalmente diverso. Perché davvero la teoria possa volgere alla prassi. Perché davvero questa vita, troppo spesso in delega, non sia già vinta (in)consapevolmente da un indefinito, perpetuo ed impotente senso di attesa. Come talora può succedere, nella partita più importante della stagione, anche ai tifosi più acerrimi e tenaci. Nella partita che in fondo poi sul campo stanno comunque giocando/determinando sempre altr*. L’amore è uno stomaco in rivolta. CONTRASTO. Giugno 2023

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Oggi: 27/05/2024

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