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UN ISTANTE IN CUI TUTTO...


L'ho sentito fortemente. Ed è strano parlarne così…ora. Ma resta il fatto che l'ho sentito, che l'ho vissuto come crescente necessità fisiologica, come mangiare, cagare, come impellente bisogno di non dover più rendere conto a questa altalena del cazzo… E l'intestino che urlava ai visceri di convincere ogni muscolo, o la vescica …e le unghie dei piedi a mandare messaggi agli occhi o al nervo acustico …l'ultima delle battaglie, consapevole che poi non viene nulla, che non c'è vittoria né sconfitta, ma solo un unico in sentenziabile istante in cui tutto ciò che ti gira attorno non può più arrogarsi nessun "diritto" su di te, l'attimo in cui senti la vita e la spogli, ne smembri le fibre, ne disconnetti ogni sinapsi (anche la più puttana) assaporandone il senso o sputandole in faccia… e già non serve a dirlo.
L'ho sentito, continuo a sentirlo nel Gran Carnevale delle Maschere,  distinguendone ogni singolo richiamo entro caos assordanti, cupi, entro un fitto intreccio di parole fischianti e beffarde che ogni giorno rimbalzano come proiettili insanguinati dentro le case, negli uffici, lungo i vicoli o le strade più trafficate… , ed ogni volta rigenerano l'inconsistenza del loro sibilio frammentandosi entro gole o, peggio ancora, nei nostri cuori. Ed ho paura di tutto questo… come un cane malato che la fa fuori, come un cane e gli ultrasuoni. Ed ho paura di tutto quanto possa essere perché  non ho più libri da sottolineare o pagine da rileggere, perché in questa lucida considerazione degli eventi mi trovo disarmato ma deciso a "combattere", vuoto ma delineato da contorni, sazio ma affamato… ed abbraccio ogni pensiero, incarto ogni proposito, rispolvero e poi copro ogni intenzione razionale/irrazionale; non riesci più a pensare a ciò che ti ha vestito fino a quel momento, all'importanza delle persone. E in ogni vincolo, di qualsiasi tipo, di qualsivoglia foggia, a qualunque grado di importanza, è opportunamente celato un piccolo chiodo cui segue una lunga, lunghissima fila di maglie, anch'esse coperte o, meglio, non visibili al nostro andare di corsa.
Non ho sentimenti, non è più la stessa cosa, lo stesso modo di pensare, di credere ciò che sia giusto o ciò che sia sbagliato. Parametri differenti, considerazioni dei tuoi vincoli passati, di quelli che forse potranno essere… trovandoti a vivere paradossalmente lo spazio temporale di un attimo in cui ogni tuo ritmo "vitale" può considerarsi, per così dire, meramente statico… un crudo salutarsi.
Non cerchiamo di giudicare  una scelta divincolante, poiché nulla ha a che vedere con l'apparizione  che quotidianamente teatriamo. Ed è una percezione che mi fa ancora paura, pur conscio del fatto che me ne sto qua ad annichilirne la forma, ad esorcizzarne ogni aspetto, a cercare in questo tappeto di fronde secche ogni traccia, ogni vincolo, la prigione di questo non vivere… , pur conscio di quanto sia tutto più semplice, di come sia in grado di vedere, lontane ma certe, strade che ho solo imboccato.


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Oggi: 11/12/2018

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