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SPECULAZIONI SENZA FRONTIERE


Colonia '99 (Germania): Ancora una volta i potenti del mondo si riuniscono intorno a un tavolo per decidere le sorti del pianeta e noi, in completo stato di adorazione , siamo le loro pedine.
La globalizzazione ci viene dipinta come il futuro dell'economia, l'unica soluzione  per migliorare le nostre condizioni di vita e per risollevare il Terzo Mondo dalla sua disastrosa condizione, tutti insieme verso un villaggio globale di armonia e solidarietà. Ma lo scenario che si prospetta è ben diverso: i ricchi saranno sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri, l'informazione sempre più potente e pilotata, la parola d'ordine sarà "omologazione totale", senza nessuna possibilità di scegliere tra diverse alternative, l'ambiente verrà sfruttato e le risorse della terra succhiate fino al limite in nome del progresso. I mezzi di trasporto saranno sempre più veloci, ma andate a vedere i luoghi devastati dai cantieri ad alta velocità se volete farvi un'idea del prezzo da pagare.
Le multinazionali intanto fremono, in attesa del giorno in cui potranno commettere tutte le loro nefandezze con la benedizione delle masse telecomandate.

SPECULAZIONI SENZA FRONTIERE

Oggi la globalizzazione è il sogno di uomini politici, economisti e imprenditori di ogni parte del mondo. All'origine del processo di globalizzazione  vi è la convinzione che il libero mercato e l'integrazione dei flussi internazionali del commercio, della finanza e dell'informazione possano portare benessere per tutti. Ma non molti sanno quali sono gli effetti nascosti di questo fenomeno (da qualcuno definito "la megamacchina che governa il mondo"), responsabile di profonde trasformazioni che hanno causato gravissimi squilibri in tutto il pianeta, acuendo in modo drammatico la polarizzazione tra ricchi e poveri.
Innanzitutto il processo di globalizzazione ha portato un enorme concentrazione del potere nelle mani di pochi. Le grandi multinazionali non solo controllano settore primario, secondario e terziario, ma gestiscono anche grandi banche e sistema finanziario e hanno un'influenza diretta sulla vita politica. Si pensi  ai Chaebol, i conglomerati coreani, con in testa la Daewoo, che vedono i propri azionisti seduti in parlamento e tra le alte gerarchie militari. Queste imprese hanno poi formato tra loro delle alleanze complesse che rendono confusi i confini reali dell'azienda, dando vita ad un labirinto di interessi nel quale è praticamente impossibile, in caso di incidenti o misfatti, risalire alle responsabilità dirette.

Calano i salari, crescono i profitti
Ispirati unicamente ad una logica di profitto, questi colossi hanno ovviamente spostato la produzione dove la manodopera costa meno e dove vi è mancanza di tutela sindacale per i lavoratori. E' emblematico il caso della Nike: nel 1992 l'ammontare totale dei salari pagati nelle sue fabbriche indonesiane è stato inferiore al compenso dato a Michael Jordan per realizzare uno spot pubblicitario. Le imprese si giustificano dicendo che tali misure sono necessarie per essere competitivi, ma questa competitività globale si trasforma facilmente in una guerra tra poveri, tra chi è disposto ad accettare qualsiasi condizione pur di conservare il posto di lavoro e chi invece rifiuta di sottoporsi a simili trattamenti, in una spirale verso il basso di cui non si vede l fine.

Un mondo di automi
Un altro aspetto inquietante della globalizzazione è l'omologazione totale, che porterà all'annientamento delle differenze culturali e delle identità dei popoli: dappertutto le stesse architetture di vetro e acciaio, le stesse autostrade, le stesse insegne pubblicitarie. Gli stessi oggetti di plastica, gli stessi televisori e le stesse bottiglie di Coca-Cola, fino ai souvenirs locali, che ora vengono prodotti per tutto il mondo nelle stesse fabbriche.

Come combatterla?
Pensa globalmente, agisci localmente: organizzare l'economia su base locale significa utilizzare al meglio le risorse agricole e naturali esistenti sul proprio territorio, nel tentativo di produrre tutto il possibile per soddisfare i bisogni della popolazione locale
Non comprare l'ingiustizia: Le armi pacifiche del boicottaggio e del consumo critico possono indurre le imprese a rivedere le proprie posizioni. Anche noi siamo complici dei loro misfatti se compriamo i loro prodotti.
Commercio equo e solidale: si tratta di un canale commerciale alternativo, che mette in contatto diretto cooperative di produttori nel Terzo Mondo e cooperative di vendita nei paesi del Nord per permettere l'acquisto di prodotti artigianali e alimentari ad un prezzo equo, concordato con i produttori stessi e senza la mediazione strangolatrice delle multinazionali. In Italia i prodotti vengono venduti tramite la rete "Botteghe dal mondo".
Azione diretta: Il sabotaggio ed il tentativo di porre ostacoli concreti all'operato di spietati colossi industriali attraverso ogni mezzo a disposizione dell'individuo.
 
CRIMINI AUTORIZZATI

Alcuni comportamenti sono piuttosto diffusi tra le multinazionali. In genere si riscontra la mancanza totale di trasparenza, esse cercano cioè di nascondere informazioni e di dare un'immagine di sé diversa da quella reale; ad esempio la Exxon, compagnia petrolifera responsabile di uno dei più gravi disastri ambientali della storia in seguito all'incidente della superpetroliera Exxon Valdez, sta ora cercando di confondere le idee dell'opinione pubblica schierandosi dalla parte delle tigri che rischiano l'estinzione. E' poi frequente l'abuso di potere sotto forma di possesso di giornali e televisioni, finanziamento (lecito o illecito) ai partiti politici e adesione a campagne per esercitare una pressione sul potere politico. Per quanto riguarda i rapporti con il Terzo mondo, sono molte le imprese che trattano i lavoratori in modo iniquo, che pagano le materie prime a prezzi così  bassi da mantenere i contadini in miseria, che inviano nel Sud del mondo rifiuti tossici, che si appropriano di terre a scapito delle popolazioni locali. In Nigeria diversi appartenenti alla comunità Ogoni sono stati uccisi dai soldati per aver protestato contro le attività della Shell, colpevole di aver lasciato acque inquinate, terreni devastati, eruzioni di gas naturali in combustione. Ma per aumentare il profitto spesso non esitano  nemmeno a produrre armi, a vendere prodotti pericolosi e dannosi alla salute (si pensi al latte in polvere della Nestlè, responsabile di un milione e mezzo di morti all'anno tra i bambini del Terzo Mondo), a gestire filiali in paesi amministrati da regimi oppressivi, a frodare e a corrompere, ad allevare animali in condizioni spregevoli e a ricorrere alla vivisezione.
Ma tutti questi crimini continueranno ad essere compiuti sotto gli occhi di tutti, se non saremo noi stessi ad opporci con tutte le nostre forze al mercato globale e ai suoi promotori. E se le vittime fossimo noi?


 
TRATTO DA UN VOLANTINO DI DISSENSO PRODOTTO DAL COLLETTIVO "ANARCONAUTI"



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Oggi: 11/12/2018

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