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IL SISTEMA CARCERARIO


Sintesi concettuale ed emblematica di un lungo rapporto epistolare realmente tenutosi nei primi anni '80 tra una persona reclusa in regime di massima sicurezza e la persona amata, fuori, così lontana materialmente dagli orrori del carcere, così vicina psicologicamente all'angoscia di chi, privato totalmente di ogni forma di libertà, affonda interminabili giornate in abissi di depressione, noia, paura, follia. 
Lotta quotidiana per la sopravvivenza, nausea, ansia, pulsioni di rabbia selvaggia, incontrollata: un delirio di sentimenti talmente forti da rendere gelidi, passivi, distaccati, da avere il sopravvento perfino sull'amore, ridotto unicamente ad un superficiale bisogno fisiologico, nulla più della naturale umana ricerca di affetto, calore fisico, comprensione.
Odio sovrano, sterminato, brutale.
Rigetto per una società capace solo ad innalzare muri, a dividere, a segregare. Così impegnata a creare poveri e ricchi, schiavi ed aguzzini, emarginati ed integrati, immigrati e cittadini; ed al tempo stesso a dare in pasto alle masse l'illusione della libertà che un voto può concedere, a dimostrare la credibilità di un modello democratico da esportare e mercificare con la forza come unica possibilità per la civiltà del domani.
Rifiuto di un mondo che crea crimini attraverso la cultura del terrore ingiustificato di ogni forma di diversità, per mezzo delle proprie subdole discriminazioni ed iniquità sociali, e che prontamente reprime il proprio frutto marcio infliggendo barbarie ancora peggiori, senza ricercare la concreta risoluzione di un problema, bensì mettendo fuori gioco, isolando, uccidendo.     
E' una collettività basata sul predominio della forza fisica a creare assassini; così come sono il capitale e  l'assolutismo del denaro a rendere ladri gli sfruttati, i confini mentali delle nazioni a generare l'odio e l'intolleranza razziale, le frustrazioni del nuovo millennio ad incrementare la follia omicida.
Ed è proprio la stessa collettività a punire ciò che essa stessa concepisce, attraverso la negazione della libertà; e come del resto potrebbe agire una società basata su un sistema di controllo sempre crescente, sul restringimento progressivo degli spazi di vita concessi ai suoi sudditi, sulle continue intromissioni nella vita privata?
Il detenuto è sempre una vittima, a prescindere dalle azioni compiute, qualunque giudizio in merito possa aver espresso una corte, in qualunque modo il reato commesso possa essere catalogato.
Il sistema carcerario è l'unico vero crimine. I mandanti, senza distinzione alcuna, sbirri, secondini, magistrati, politici, finanzieri, psichiatri, sfruttatori.


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Oggi: 14/11/2018

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