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GIUDICI E SENTORI


La domanda fondamentale, sempre e comunque, quando sentiamo parlare di pene inflitte ad individui perseguitati dalla giustizia esplicitamente per le proprie idee politiche, rimane una: come può un uomo, un essere umano né più e né meno degli altri cinque miliardi che vivono su questo pianeta, porsi giudice e sentore di situazioni che attraverso il suo piccolo cervello non può minimamente concepire, di cui non può lontanamente sfiorare il significato?
Come può un uomo valutare situazioni in maniera obiettiva, quando neppure una delle fondamenta del suo operato è un dato oggettivo, quando ogni singolo criterio che giustifica le sue azioni è frutto delle decisioni di una maggioranza e non tiene conto di niente che non sia nell'interesse di salvaguardia dell'attuale stato delle cose?
Forse deve trattarsi effettivamente di un "grande uomo".
Uno di quelli che non nascono tutti i giorni, uno al di sopra del bene e del male, un vero e proprio dio. La magistratura è senza dubbio composta da una schiera di padri eterni che hanno non soltanto il potere di decidere le sorti di ogni suddito, ma addirittura la consapevolezza di saper dire con verità assoluta ciò che è giusto e ciò che invece è punibile in termini di legge. Anche con la morte.
Il fatto è che secondo la nostra visione delle cose, neanche un eventuale dio, più o meno improvvisatosi tale, può arrogarsi il diritto di sentenziare un uomo. Proprio perché da dio quale è non capirà mai la sensazione che prova un essere umano schiacciato quotidianamente dal peso di un mondo nel quale non ha chiesto di nascere e dalla cui prigionia non avrà mai modo di fuggire…
Un dio non sa cosa vuol dire essere umano; un giudice non sa cosa vuol dire sentirsi soffocare.
Un giudice non può parlare.
Non ne ha il diritto.
Nonostante questo e in particolar modo lo notiamo con rammarico in questi anni, di parole ne sono state spese, di sentenze sputate, di condanne elargite. Anche troppe.
E purtroppo, a dispetto dell'apparente ironia con cui tocchiamo questo delicato argomento, quello che immancabilmente tentiamo di comunicare e rendere noto è il contrastante ed intrigato rimescolarsi di rabbia e tristezza che gli eventi giudiziari a cui abbiamo recentemente assistito hanno risvegliato in noi; quel senso di tensione psicologica che viene dal profondo, difficile da controllare, l'odio incontenibile nei confronti dei soliti responsabili di tutto, l'irrefrenabile, disperato desiderio di solidarietà verso tutti coloro che ora pagano per le idee che anche noi stessi portiamo avanti.
Per tutti coloro che vedono il cielo da dietro le sbarre.


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Oggi: 11/12/2018

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